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L’INPGI, ultima spiaggia. I problemi che ruotano attorno alla categoria dei giornalisti e alle loro pensioni, sono le peggiori patate bollenti da pelare degli ultimi 7-8 anni. L’Istituto Nazionale di Previdenza Giornalisti Italiani Giovanni Amendola, da diverso tempo non naviga in mari tranquilli e tutti i giornalisti vivono momenti di forte apprensione. I conti dell’Istituto, ispirandoci al celebre film di Dario Argento, sono da “profondo rosso”. La Presidente Marina Macelloni invoca e spinge verso un ingresso di nuovi contribuenti nella cassa previdenziale: non a caso, da più di un anno si discute dell’eventuale ingresso dei comunicatori, al momento gestiti dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, INPS.

INPS che, appena due giorni fa, si è detta disponibile ad “adottare” l’INPGI e a gestire sia le pensioni, presenti e future, degli operatori dell’informazione che tutto l’asset patrimoniale dell’ente privato. Una soluzione da non escludere del tutto e che divide l’opinione pubblica: da una parte il numero uno INPS, Pasquale Tridico, intervenuto nel corso di un’audizione svoltasi due giorni fa alla Commissione Parlamentare di controllo sugli Enti Previdenziali, ha dichiarato che ci sono tutte le condizioni per far confluire l’INPGI dentro l’INPS. Al tempo stesso, ha espresso il suo disappunto, la sua totale contrarietà alla migrazione dei comunicatori dal suo Istituto agli uffici di Via Nizza e nelle rispettive sedi dislocate lungo lo stivale.

Sulla situazione dell’INPGI, è intervenuto di recente anche il Presidente di ADEPP, Alberto Oliveti, che considera assurda l’ipotesi di un incorporamento della Cassa previdenziale dei Giornalisti in un ente previdenziale pubblico. Perché assurda? Alla luce di quel lungo percorso di privatizzazione degli enti, cominciato molti anni fa e che ha portato a risultati più che positivi, senza creare problemi o aggravi di sorta ai conti pubblici, una tale soluzione significherebbe un inconcepibile passo indietro, un ritorno ad un periodo storico passato e superato, in totale contrapposizione al principio di sussidiarietà stabilito dalla nostra Costituzione. (Fonte: FNSI.IT)

Marina Macelloni, giornalista e attuale Presidente INPGI, appena un mese fa e sempre in merito alla situazione che sta vivendo l’Istituto, ha detto espressamente: “Nel 2020 l’Istituto di Previdenza dei Giornalisti ha chiuso i conti con «un disavanzo di circa 240 milioni» riguardante la Gestione principale della Cassa, quella dei professionisti dipendenti, il cui numero scende progressivamente (l’Istituto ha perso 855 rapporti di lavoro attivi, che si aggiungono agli 865 persi nel 2019). La Cassa ha subito gli effetti della “crisi del settore editoriale” e che il problema dell’Istituto risiede nell’assottigliamento della platea degli iscritti, che si vorrebbe aprire anche ad altre figure attive nel mondo della comunicazione, non iscritte all’Ordine dei Giornalisti. La modifica regolamentare è fra i temi in discussione al tavolo istituzionale sull’editoria ripartito il mese scorso dopo un’interruzione, lo scorso anno, a causa della pandemia. La pubblicizzazione dell’Ente è prevista nel decreto 509 del 1994 con cui sono state istituite le Casse previdenziali professionali private). Al termine di un periodo di commissariamento che può durare fino ad un massimo di 3 anni e, se in questi 3 anni non si ottiene la messa in sicurezza dei bilanci e dei conti, la Cassa privatizzata smette di esserlo ritornando nella sfera pubblica, dunque nell’alveo dell’INPS. Noi riteniamo di aver ancora la possibilità di non arrivare a questa soluzione, sempre ammesso che si facciano un ragionamento ed un’osservazione coerenti con la platea sottostante”. (Fonte dichiarazioni: FNSI.IT, Link articolo: https://www.fnsi.it/inpgi-marina-macelloni-in-commissione-enti-di-previdenza-riteniamo-di-poter-evitare-lopzione-inps).

Giornalisti pubblicisti e professionisti, regolarmente iscritti ai rispettivi Ordini regionali dei Giornalisti, ma sempre più disoccupati, con contratti precari o, peggio ancora, “invisibili” ovvero senza alcun inquadramento contrattuale. Un’informazione in costante cambiamento con il web e il digitale che padroneggiano in un settore che, purtroppo, si è rifiutato di fare nuovi e strutturali investimenti in tal senso, in parte non credendo nelle effettive potenzialità di internet e mondo online, in parte però non volendo credere a priori nei tempi che cambiano, considerando la carta stampata e il vecchio sistema per ricevere introiti pubblicitari l’unica risorsa da salvaguardare e sulla quale investire.

L’entrata in scena di nuove figure professionali come quella dell’influencer che, prepotentemente, ha fatto il suo ingresso nel pianeta editoria a discapito dei giornalisti, “caso Condé Nast docet”, ha contribuito ad accelerare la già forte crisi occupazionale. Questo perché trattasi di professioni che prevedono una disciplina contrattuale letteralmente diversa, con inquadramento retributivo e previdenziale altrettanto diverso rispetto a quello dei giornalisti. La “tradizione”, ormai conosciuta e consolidata, di mantenere a lavorare nelle redazioni giornalisti pensionati, è la “ciliegina amara su una torta da anni avariata”. Tutto ciò, la grande causa dell’agonia INPGI.

Commissariamento per 2-3 anni ed eventuale ingresso nell’INPS oppure nuove soluzioni o strategie interne per l’insperata salvezza? Da Via Nizza al resto d’Italia, è già scattato il “countdown”.

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Marco Chinicò, 42 anni, giornalista pubblicista, fotogiornalista e videoproducer. Ideatore, fondatore, editore della testata d'informazione giornalistica, CHINICS NEWS. Nata nel 2011, online fino al 03 luglio 2019. Oggi si chiama CHINICS NEWS MAGAZINE e c'è, anche, il fratellino gemello: CHINICS ADS MAGAZINE.

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