Lavoro digitale. Un tempo un “optional” o l’eccezione, oggi una realtà sempre più concreta, un protagonista che calca le scene. Da 13-14 anni, il mondo vive una crisi economico-lavorativa che ha toccato livelli insostenibili. Disoccupati, esodati, cassaintegrati, precari, lavoro in nero o in forma del tutto gratuita e, giusto a voler aprire una piccolissima parentesi politica, la soppressione dell’articolo 18. Il lavoro a stipendio fisso, tanto decantato dai nostri padri e nonni, nel 2021 è un privilegio in mano a una cerchia molto ristretta; tutta gente “figlia” di un mercato del lavoro diverso e di un’epoca che, indubbiamente, non regalava nulla a priori, al tempo stesso offriva maggiori prospettive e garanzie.

Da diverso tempo, esiste un’altra cerchia di uomini e donne, in passato con un impiego fisso e che, causa la chiusura delle loro aziende, la cassa integrazione, o il licenziamento dettato da ragioni oggettive, sono stati costretti a sedersi davanti un tavolo, mettere in piedi nuove idee e reinventarsi. Nell’ultimo anno e mezzo, l’aggravarsi di questa situazione per via dello scoppio della pandemia, SARS- Covid 19, ha letteralmente “ammazzato” sia il lavoro che il mondo imprenditoriale. Fino a febbraio 2020, crearsi una propria attività professionale era un’alternativa da seguire, ma vigeva ancora una tenue speranza di poter trovare da qualche parte un impiego; oggi, ricominciare da capo e “inventarsi” un lavoro è una “condictio sine qua non” dalla quale non si può, affatto, prescindere.  

Il diffondersi del coronavirus che ha portato malattia, sofferenza, ricoveri in terapia intensiva, emergenza sanitaria, morte e dolore, ci ha costretto a fare i conti con un’altra cruda verità: l’aumento “stellare” della disoccupazione, il crescente numero di giovani e “senior” che si son ritrovati per strada, senza più nulla, e di persone che senza lavoro e possibilità di pagare un affitto, sono andate a vivere in macchina o sotto i portici. Il decadimento del mercato del lavoro lungo lo stivale è stato facilitato, anche, da un altro aspetto da un trascurare: l’Italia non è mai stato un Paese altamente imprenditoriale.

Pochi sono i grandi manager che, finché sono riusciti, hanno guidato con strepitosi risultati grandi brand. Pensiamo a un grande Gruppo del calibro di Antonio Merloni. Nato per produrre bombole per il gas liquido e scaldabagni, con il trascorrere degli anni è diventato il “The King” di cucine ed elettrodomestici. Una vera e propria istituzione dell’imprenditoria italiana e nel Centro d’Italia. Sette anni fa, dopo una terribile fase di crisi, una “costola” di quel Gruppo, Indesit Company, fu venduta e rilevata da una grossa multinazionale, la Whirpool. Un’altra vicenda, di non meno attenzione, riguarda la Peroni, la “Regina” della birra. Quest’ultima, ha una storia particolare perché, da una parte, è stata acquisita da una grossa multinazionale giapponese. Tuttavia, nonostante l’influenza del “Sol Levante”, la birra ha mantenuto la sua “italianità” grazie alla curiosità e la determinazione dei manager nipponici nel voler imparare a fare la birra e, ispirandosi alla Peroni, provare a produrre e mettere sul mercato una birra loro, 100 per cento “Made in Japan”.

Due storie che ci spiegano chiaramente come la globalizzazione, il mercato libero e senza confini, unita alla scarsa presenza, come numero, di grossi, spregiudicati ma capaci manager, abbiano favorito questa “intrusione” dell’estero nei nostri brand o marchi. Questo, per carità, non vuol dire che il “Made in Italy” è morto oppure non esiste più: ci sono diversi imprenditori che, con le loro conoscenze ed esperienze, cercano di mantenere vive le eccellenze italiane. Tuttavia, è necessario lavorare sodo per far sì che l’imprenditoria tricolore abbia una sua esclusiva identità. Ciò è fattibile solo con una nuova “forma mentis”, abbracciando nuove frontiere professionali, uscendo dai vecchi schemi logici, leggendo e studiando intensamente, imparando così a conoscere e a innovarsi.

Da “optional” a protagonista: il lavoro digitale
Foto: i social network nel lavoro digitale

La tecnologia è in continua evoluzione, il digitale si sta rivelando la frontiera odierna. Mai come in questo momento è importante capire le potenzialità del digitale, quel che può offrire, il mercato che può avere, i vantaggi che tira fuori dal cilindro. Social Journalism, Social Media Manager, costruire applicazioni per le aziende, conoscere da vicino i software in grado di aiutarti a generare leads o contatti e trasformare quest’ultimi in potenziali clienti. Queste alcune delle professioni digitali che si stanno affacciando, maggiormente, sul panorama globale. Manca all’appello, una preziosa ciliegina da mettere sulla torta: cambiare quell’antica corrente di pensiero che dice: “si può lavorare solo in loco ossia dentro aziende, enti pubblici, e privati; non con lo smartworking”.

Chi dice che lo smartworking non potrà mai essere il futuro del lavoro se non, già, il presente vigente? Chi dice che non si può fare business e fatturato, lavorando solo online. I fatti parlano chiaro: abbiamo a disposizione un’infinita quantità di strumenti digitali, strumenti per fare marketing, servizi e soluzioni che possono aiutare tutti gli imprenditori, che lavorano in uno o più settori che prevedono l’uso costante del digitale, a rimettersi in gioco, rilanciare il loro business o, se un business già ben strutturato, farlo crescere ulteriormente.

Da “optional” a protagonista: il lavoro digitale
Foto: il digital e tutte le sue possibili soluzioni

Promuovere e sviluppare il business- quali strumenti usare?

Entrando nel merito degli strumenti da usare, le soluzioni principali che dobbiamo prendere in considerazione, sono rispettivamente:

  1. Social Network: Facebook, Linkedin, Pinterest, Quora, Tik Tok, Twtter
  2. Email marketing: Mailchimp, Infusionsoft, Aweber, Constant Contact, ConvertKit, ActiveCampaign, GetResponse
  3. Piattaforme video: YouTube, Vimeo, tante altre piattaforme esistenti sul mercato che permettono la creazione di Web TV

Strada facendo andremo a conoscere un’infinita varietà di nomi e tipologie; un sentiero lungo, infinito lungo il quale c’è molto da scoprire e conoscere per avere successo come imprenditore o libero professionista.

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